AprileMacerata, lì 1 aprile 2020

Questi giorni ho avuto un po’ di tempo per mettere a posto la mia libreria. I libri sono la mia grande passione, però, come tutte le cose, ogni tanto vanno ordinati e vanno ripresi in mano.

E’ stata una grande emozione quando ho toccato di nuovo (non so quanti anni siano passati) i miei libri del liceo. E così ho cominciato a sfogliare qualche testo classico e ho rivisto i miei appunti. Ero così ordinata quando ero liceale! I libri sono ancora quasi nuovi e tutti sottolineati accuratamente solo con la matita. Ho riletto un libro di Friedrich Nietzsche e ho notato questa frase:

“Quel che un’epoca sente come male, è di solito un contraccolpo inattuale di ciò che una volta fu sentito come bene”.

Ho collegato con la mente quello che avevo sentito la sera prima in tv in un programma di quelli in cui tutti si azzuffano e che riesco ad ascoltare per non più di mezz’ora. Quello che dicevano però aveva catturato la mia attenzione. Erano presenti Bersani e un imprenditore che si confrontavano sulle modalità di sorreggere le imprese e le famiglie in questo periodo di crisi.

Ho iniziato quindi la mia mattinata a scrivere un articolo per Diritto24. C’è sempre bisogno di un po’ di ispirazione per scrivere un articolo….e l’ho avuto subito dopo aver letto Nietzsche.

Ho scritto questo:

LIQUIDITA’ SENZA PALETTI O “REDDITO GIUSTO”

“Il bilancio d’esercizio è il documento che rappresenta la situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda al termine del periodo amministrativo e il risultato economico d’esercizio.”

La definizione, così stabilita dalla normativa e generalmente accettata dalla dottrina aziendale, si applica, a qualsiasi attività professionale o imprenditoriale. Ma se tale precetto investisse ogni singola persona e ciascuna famiglia, diverrebbe il termometro che misura la temperatura finanziaria ed economica di qualsiasi realtà che maneggia il denaro.

In questi giorni di emergenza si discute, ovunque, su quali possano essere gli strumenti corretti per far scendere la febbre della crisi di liquidità delle imprese e delle famiglie.

Si legge tanto e si ascoltano le molte proposte che invadono tutti i canali comunicativi. Basterebbe scendere nel pratico, adottare un po’ più di semplicità e ragionare con ciò che siamo e con ciò che abbiamo. E allora, se il termine non può che essere “il bilancio di esercizio” da applicarsi ad ogni entità economica, è necessario partire da un’azienda, analizzarla e quindi sviluppare un’idea o una soluzione valevole, se non per tutti, almeno per molti.

L’azienda ha ed ha avuto nel corso della sua vita, flussi in entrata e flussi in uscita di beni, danaro e risorse. La differenza tra queste grandezze genera l’utile di esercizio, su cui gravano le relative imposte, da liquidarsi entro determinati termini prestabiliti e secondo le metodologie previste per la compilazione della dichiarazione dei redditi. Quest’ultimo è un documento ufficiale di sintesi, che prova l’entità della propria capacità contributiva e l’ammontare delle spese pubbliche che ciascuno ha l’onere di concorrere ad affrontare.

Perciò andiamo a sviscerare le varie partite contabili e finanziarie.

In periodo Covid, l’azienda (la cui attività è stata sospesa) non ha flussi in entrata.

Quali sono allora i flussi in uscita se applicassimo le disposizioni del Decreto “Cura Italia”?

I mutui, sono sospesi fino al 30 settembre.

I versamenti tributari, sono sospesi (per il momento) fino a giugno.

Non certo le retribuzioni dei dipendenti, in virtù dell’estensione della cassa integrazione per 9 settimane.

Quali sono allora i costi effettivi fissi, non sospesi, di competenza di questo periodo di emergenza?

Se si procedesse per esclusione, un conto economico di un’azienda in emergenza COVID-19, in termini di costi più significativi, non presenterebbe costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e merci; costi per servizi; costi per godimento beni di terzi; costi per il personale e ammortamenti.

Un’azienda chiusa ai tempi della pandemia, considerando l’entrata in vigore del Decreto “Cura Italia”, azzera praticamente tutti quei costi che incidono significativamente sul fatturato.

Restano però esclusi gli affitti, i noleggi, le utenze, ecc: eccezioni che devono essere sostenuti, per importi che sicuramente e nella maggior parte dei casi, eccedono le indennità messe in campo dal Governo

E’ ovvio che i 600 euro concessi non sono sufficienti a sostenere queste uscite con la conseguenza che il mancato pagamento creerebbe un effetto a catena disastroso per l’intera economia. Non solo si paventerebbe un collasso del sistema imprenditoriale, ma si creerebbero solide basi idonee ad innescare conflitti avverso le istituzioni.
La paura della malattia, associata alla repressione percepita da ognuno per l’impossibilità di svolgere il proprio lavoro, svilupperebbe una certa avversità, soprattutto in quei contribuenti diligenti, contro “Roma”. Coloro che hanno sempre onorato i debiti statali e che ora, nel momento dell’effettivo bisogno, si vedono recapitare un assegno per “risarcimento danni” di 600 euro per il lavoro che non hanno potuto svolgere. Non si riscuote, e non si paga: volenti o nolenti il flusso di circolante si blocca.

Prendiamo sulle mani l’ultima o la media delle ultime 3 dichiarazioni dei redditi di ciascun contribuente (persona fisica o giuridica). Ipotizziamo che egli abbia dichiarato un reddito medio mensile (al netto delle imposte) di € 1.000,00, che corrisponde quindi a quello con cui ha sostenuto di sopravvivere. E ipotizziamo che egli abbia costi fissi mensili per € 2.000,00. L’indennità mensile che gli dovrebbe essere rimborsata dovrebbe essere almeno pari a € 3.000,00.  E’ quello che potremmo chiamare “reddito giusto”: il reddito mensile dichiarato sommato ai costi fissi da sostenere, rispettoso dei contribuenti onesti.

A questo, si aggiunga una “iniezione di liquidità”, garantita dallo Stato (così come tra l’altro già previsto dall’art. 57 del Decreto “Cura Italia”) per le aziende meritevoli di credito (per esempio, non segnalate alla centrale rischi), per un ammontare pari al totale delle scadenze che egli avrebbe dovuto pagare in questi mesi di sospensione.

Molti muoverebbero due obiezioni.

C’è chi sosterrebbe che nessuno può essere lasciato da solo e senza reddito.
E questo è sacrosanto, ma per tutti sarebbe prevista la fruizione di un’indennità pari al  minimo vitale di € 600,00 mensili, anche qualora, nel corso degli anni presi in considerazione, non abbia mai versato imposte.
Ma su questa considerazione non dobbiamo fare l’errore di confondere l’imprenditore persona fisica con l’impresa. Il reddito va garantito all’imprenditore. All’impresa viene invece garantita la copertura dei costi fissi tracciabili.

C’è chi invece contesterebbe che l’iniezione di liquidità comporterebbe un ulteriore debito per l’imprenditore, per cui presto o tardi sarebbe chiamato a rientrare. Ma si tratterebbe di debiti pregressi da egli stesso contratti e di cui egli stesso sosterrebbe il rischio, purché messo in condizione di lavorare. E a risolvere tutto, potrebbe anche ipotizzarsi  un preammortamento del prestito di almeno 12 mesi e una lunga durata per la restituzione del prestito.

In poche parole tutto questo significherebbe il rispetto della nostra Costituzione, il rispetto della dignità umana e, soprattutto, il rispetto dei contribuenti onesti che hanno fatto sempre il loro dovere e che hanno tenuto in piedi il nostro bellissimo Paese.

Economisti, governi, grandi imprenditori sostengono infatti che è il momento giusto per parlare di “reddito universale”, un concetto che non è nuovo, ma che sta venendo a galla.

Si sostiene, per vari motivi dimostrati con numeri alla mano, che in questo momento andrebbe introdotto un dispositivo che consenta una ridistribuzione della ricchezza volta all’equità sociale, che neoliberismo e globalizzazione spinti all’estremo hanno contribuito a smantellare da almeno 20 anni  a questa parte.

Si vedano a tal proposito le idee di Thoman Paine, ma anche quelle dell’economista Guy Standing. E se questi possano sembrare sin troppo utopici, allora collegarsi a Facebook: anche Mark Zuckerberg, ha detto la sua, sostenendo tutt’oggi l’importanza di un  “reddito di base incondizionato”.

Chissà quanti saranno d’accordo con questa mia “interpretazione economica” del momento storico, mi sono chiesta.

Ho spedito l’articolo a Diritto24 prima di iniziare una delle mie intense giornate lavorative. E oggi pomeriggio è arrivata la notizia della pubblicazione. Articolo piaciuto alla redazione!

Resto della giornata trascorsa al telefono e in videocall. Forse mi sto abituando a questa nuova vita!

Se vuoi sapere come far ripartire la tua attività in tempi di crisi manda un whatsapp al numero 379 1186047, una mia collaboratrice ti richiamerà spiegandoti la mia strategia e come lo studio della crisi e dell’insolvenza mi ha insegnato a curare le aziende.

Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
01/04/2020
Hashtag:
#liquidita #bilanciodiesercizio #imposte #cashflow #costifissi

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