GennaioMacerata, lì 15 gennaio 2020

Una giornata piuttosto intensa, ma tutto sommato bella alla fine di tutto.
Ore 6,30, esercizio per 35 minuti, doccia, capelli, bambini a scuola. Passo a studio, prendo qualche chiamata e poi alle 9,30 udienza. Tutto bene. Saluto, parlo con qualcuno che incontro per i corridoi del Tribunale, ripasso a studio, sistemo qualche pratica.
Una signora, Claudia, che non conoscevo aveva chiesto un appuntamento con me.
Ho accolto lei e un ragazzo, che poi ho saputo essere suo figlio. Mi ha chiesto subito informazioni su quale fosse la tipologia di regime più vantaggiosa per chi avvia una nuova attività, le tasse da pagare, le limitazioni ecc.
Mamma e figlio avevano l’intenzione di aprire un negozio di fiori. Si tratta di un’attività piccola, della quale generalmente si occupano le mie collaboratrici. Mi hanno riferito di aver voluto vedere me perché volevano avere un quadro strategico a 360° sull’azienda e soprattutto volevano sapere cosa pensavo della loro idea.
Innanzitutto ho detto che attualmente c’è un regime fiscale in uso presso molte attività d’impresa e professioni gestite da persone fisiche. Per far questo però (così da non avere molti costi all’inizio) occorre avviare un’impresa individuale. Possono infatti in tal modo adottare il regime forfettario, l’unico regime fiscale agevolato in essere al momento in Italia che prevede, soprattutto da quest’anno, importanti esoneri per i contribuenti, a partire da specifiche incombenze fiscali e contabili. Tali semplificazioni, ho continuato a spiegare loro, vanno a coprire imposte quali l’IVA: non si indica l’Iva nelle fatture di vendita e vi è l’esonero sia dalla dichiarazione IVA che dalla registrazione di corrispettivi e della contabilità in genere.
Mi ha chiesto poi quante tasse avrebbe dovuto effettivamente pagare. Innanzitutto l’ho avvertita del fatto che l’attività non potesse superare i 65.000,00 euro di incassi annui e poi che sulla base imponibile si calcola il 15% di imposta sostitutiva. Vanno poi aggiunti i contributi fissi e variabili Inps per la gestione commercianti.
Abbiamo poi parlato dei bandi a cui avrebbero potuto accedere in quanto start up e i crediti d’imposta di cui avrebbero potuto usufruire.
Infine ho fortemente consigliato loro (cosa che spesso chi apre un’attività non fa) di redigere insieme un business plan, per verificare la sostenibilità dell’attività. In un business plan si considerano gli investimenti da fare per l’apertura e poi i costi e i ricavi di ogni periodo d’imposta da sviluppare per almeno i futuri 3 anni.
Per fare questo ho spiegato che avevo bisogno sia dei preventivi di tutti gli investimenti iniziali, sia dell’idea di attività da svolgere (ad esempio se ipotizzare di vendere solo in negozio, oppure fare addobbi in cerimonie, eventi, ecc.).
Ci lasciamo con l’impegno da parte loro di fornirmi queste informazioni e l’impegno da parte mia, non appena ricevute, di redigere un business plan e uno studio di strategia aziendale.

Torno a casa, cena…e mentre scrivo…la mia tazza di tea che stavolta “comunica” questa frase: “Love everyone, you will build up an aura of light and love”. Penso che è quello che sto tentando di fare da qualche anno!

Dal diario di una dott comm è tutto!

Se vuoi sapere come far ripartire la tua attività in tempi di crisi manda un whatsapp al numero 379 1186047, una mia collaboratrice ti richiamerà spiegandoti la mia strategia e come lo studio della crisi e dell’insolvenza mi ha insegnato a curare le aziende.

Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
15/01/2020
Hashtag:
#regimeforfettario #impresaindividuale #esoneri #dichiarazioneiva #bandi #startup #businessplan

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Le indicazioni che troverete in questo sito non possono essere considerate consulenze professionali, ma semplicemente la trattazione di una normativa o di un caso di studio specifico.

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