GiugnoMacerata, lì 15 giugno 2020

“Gli accidenti, cerca di cambiarli…..è impossibile. L’accidentale rivela l’uomo.

Vincenzo, 47 anni, socio di una Srl di cui non ha più il controllo.

“Era un progetto vecchio, avevamo fatto la società per mandare avanti questo progetto, ma io non ne so più niente”.

Questi casi capitano quasi tutti i giorni. E ogni volta rabbrividisco.

Perché resto basita?

Perché una partita IVA in Italia viene considerata come uno scherzo. Sta lì, il socio si sente protetto da responsabilità perché è una società di capitali oppure perché comunque la partita IVA non opera (ma è aperta) e crede (o vuole credere) che non c’è bisogno di fare niente.

Poi esce fuori che c’è stato qualcuno che addirittura ha già consigliato che trattandosi di una Srl, il socio di capitale non rischia niente.

Non si può trattare di un mio collega o di un avvocato! Ne sono certa.

Credo invece che ognuno di noi senta solo quello che gli fa comodo sentire.

Vincenzo mi fa proprio questa domanda.

In una srl quando è il socio a rispondere col proprio patrimonio dei debiti dell’azienda?

La società a responsabilità limitata è una delle forme giuridiche maggiormente diffuse nel nostro Paese. La sua principale caratteristica è godere di un’autonomia patrimoniale perfetta e, di conseguenza, in caso di debiti, o nella malaugurata ipotesi di fallimento, i creditori potranno rivalersi solo sul patrimonio in seno alla società e non su quello personale dei singoli soci.

Esistono però, alcuni casi particolari in cui, anche il patrimonio personale dei soci può essere in pericolo.

Bisogna chiedersi quali siano gli effettivi rischi per i soci in una società a responsabilità limitata, analizzando i pro e i contro e focalizzando, successivamente, l’attenzione su cosa possa accadere ai soci nella particolare ipotesi di estinzione di una srl con debiti e successiva cancellazione dal Registro delle Imprese.

Quando si decide di iniziare un’attività imprenditoriale,

la prima scelta da dover effettuare è quella della forma giuridica.

In Italia, una delle società di capitali previste dall’ordinamento giuridico è la SRL, capace di rispondere alle svariate esigenze di chi vuole creare un’impresa di medie dimensioni assicurando anche il patrimonio personale dei singoli soci contro il rischio di impresa.

La società a responsabilità limitata, anche se molto diffusa, non è spesso la più consigliata da consulenti e commercialisti perché implica una certa complessità nella sua amministrazione e contabilità. È infatti necessario compilare e tenere aggiornati i libri contabili obbligatori e provvedere alla chiusura e deposito del bilancio ogni anno.

È vero che il vantaggio più grande di una srl è la responsabilità limitata dei soci, ma se la società ha debiti, il socio risponde solo nella misura della quota di capitale sottoscritta e il suo patrimonio personale è al sicuro.

Il patrimonio della srl è quindi separato totalmente da quello personale dei soci. In caso di insolvenza i creditori di una srl non possono escutere i beni personali dei soci.

Il discorso però cambia quando c’è di mezzo l’Erario:

quando ci sono cospicui crediti nei confronti di srl, il recupero può avvenire anche direttamente in capo ai soci.

Va precisato però che ciò avviene nei limiti di quanto stabilito dall’articolo 2495 cc:

“Quando una srl è estinta e sussistano ancora creditori non soddisfatti, costoro possono far valere le pretese nei confronti dei soci, ma solo sulle somme ricevute da questi in fase di liquidazione della società”.

Ci sono inoltre delle deroghe alla normativa che trasformano la responsabilità da illimitata a limitata e, in particolare, potranno rispondere dei debiti fiscali di una srl, con il proprio patrimonio personale, i seguenti soggetti:

  • i liquidatori nel momento in cui non rispettano l’obbligo di pagamento delle imposte dovute per il periodo della liquidazione e per quelle non corrisposte fino a quel momento utilizzando per altri debiti l’attivo della stessa liquidazione oppure qualora assegni beni ai soci senza aver prima provveduto a risanare i debiti tributari;
  • i soci che hanno ricevuto beni dai liquidatori nella fase di liquidazione oppure dagli amministratori nei due anni di imposta precedenti alla messa in liquidazione;
  • gli amministratori che hanno, con i loro comportamenti, occultato attività sociali nei due anni precedenti alla messa in liquidazione della società.

È bene specificare che la normativa, in tal senso, limita la responsabilità dei soci, amministratori e liquidatori alla sola imposta IRES e non estende tale onere all’IVA e all’IRAP non versate.

In altre parole il legislatore punta il dito, soprattutto, contro i comportamenti poco virtuosi oppure illeciti di amministratori o liquidatori delle società di capitali.

Col nuovo codice della crisi e dell’insolvenza (che a questo punto andrà in vigore a settembre 2021) tutte queste responsabilità vengono però enormemente ampliate.

Il problema di Vincenzo è che non sa niente di questa società. Gli consiglio di richiedere subito i documenti contabili (ogni socio ne ha diritto) per verificare l’eventuale pericolosità della situazione.

Giornata finita anche oggi…..sempre tanti problemi da risolvere….ma tutto ok finché si risolvono!

Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
15/06/2020
Hashtag:
#sociodicapitale #partitaiva #srl #rischi #patrimoniopersonale #responsabilitalimitata

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

https://www.businessblog.it/wp-content/uploads/2020/03/logo_footer_white.png

Seguimi su:

Seguimi su:

Copyright by Fabiola Pietrella. All rights reserved.
Le indicazioni che troverete in questo sito non possono essere considerate consulenze professionali, ma semplicemente la trattazione di una normativa o di un caso di studio specifico.

Copyright by Fabiola Pietrella. All rights reserved.

Le indicazioni che troverete in questo sito non possono essere considerate consulenze professionali, ma semplicemente la trattazione di una normativa o di un caso di studio specifico.