MaggioMacerata, lì 15 maggio 2020

“Strana cosa il silenzio: semina domande o insinua le risposte…….ma di fatto non tace mai”.

Un familiare vicino all’imprenditore in azienda. Spesso un figlio, che in teoria è destinato a prendere le redini dell’azienda ma che ha rinunciato a dire la sua opinione, rassegnato del fatto che il genitore in qualsiasi caso non ne terrà conto.

Piero è anziano ma pieno di vita. Adora la sua azienda, l’ha costruita lui. E’ come un figlio, addirittura lui stesso confessa che è più di un figlio. Accenna sottovoce una battuta: “Sono stato più tempo in azienda che con i miei figli!”
Dice queste parole tra se e se, quasi come se avesse paura a pronunciarle, quasi come se non sapesse se sarebbe peggio risvegliare i suoi sensi di colpa oppure essere giudicato dagli altri.

Mi permetto di dirgli subito che non mi permetterei mai di giudicare il suo operato. La vita di ognuno di noi è stata costruita con momenti dettati da una serie di perché che a volte sono inspiegabili o che sono giustificabili solo dopo un’attenta e profonda ricerca dei propri limiti.

Piero è pieno di energia, ma è profondamente impaurito da questo virus. Si chiede cosa succederà alla sua azienda se a lui dovesse succedere qualcosa. Lo faccio parlare, capisco che ha bisogno di parlare. Senza fare domande, lui sviscera ad una ad una le sue preoccupazioni, prima fra tutte che non ha permesso mai al figlio di comprendere i meandri dell’amministrazione.

“Sa dottoressa, io mi sono fatto da solo. Quando ho iniziato io, 50 anni fa, non avevi bisogno di capire bene i numeri e la fiscalità. Per noi era raccolta in quella dichiarazione dei redditi che facevamo una volta l’anno insieme al commercialista. I numeri li sceglievamo con lui. Si lavorava tanto, si guadagnava bene e si pagavano un po’ di imposte. All’epoca, forse lei non lo sa, ma si partiva da quanto volevamo dichiarare e poi si ricostruivano sopra i numeri delle entrate e delle uscite.”

Faccio un sorriso e preciso a Piero che non è per sorridere di lui, ma perché adoro sentire la storia della mia professione. Ora è tutto tracciato, anche la singola virgola, e Piero lo sa bene.
Sorrido a pensare quanto le cose siano cambiate in mezzo secolo.

Continua dicendomi che lui col tempo ha imparato a saper leggere un bilancio e ad amministrare l’azienda tenendo conto delle leggi che man mano si facevano più fitte.
Oggi gestire un’azienda significa sapersi districare nel labirinto dei numeri. Suo figlio non sa niente di tutto questo.
Piero sa perfettamente che la colpa è sua, che non ha mai avuto fiducia nel figlio, ma nolente o volente un giorno sarà lui a gestire tutto questo e quando quel giorno arriverà forse il papà non sarà più disponibile a dare consigli.

Piero è giunto alla conclusione di donare la sua azienda al figlio, il quale però non sa niente ancora. Prima vuole sapere se è possibile accostarlo per un po’ di tempo e mi chiede se sono disponibile a stargli vicino passo passo.
“Ho capito che è come a scuola – dice lui – mio figlio non accetterà consigli diretti da me, ma da un insegnante sono sicuro che lo farà”.

Parliamo del suo patrimonio di famiglia e delle quote della sua azienda. Parliamo di come strutturare il consiglio di amministrazione.
Bisogna prepararsi a un passaggio generazionale indolore e graduale, che consenta a Vittorio (il figlio di Piero) di sentirsi sicuro nelle sue decisioni.

Piero mi racconta anche che il figlio nel tempo avrebbe voluto innovare l’azienda con un e-commerce e con campagne di marketing, ma lui ha sempre considerato stupidi questi aspetti.
Si rende conto che se avesse ascoltato suo figlio, oggi forse l’azienda si sarebbe trovata in una posizione diversa.

“Non me lo dica lei, non voglio sentirmelo dire, dottoressa. Mio figlio in questi ultimi anni ha lavorato in silenzio. So che questo silenzio in lui ha creato rabbia e rassegnazione e non so se riuscirò mai a recuperare i sentimenti che ho suscitato in lui. A volte Vittorio ha detto alla madre che quando io non ci fossi stato più, lui avrebbe venduto l’azienda e non avrebbe più voluto saperne”.

Ci proviamo Piero. Il primo passo è parlare con Vittorio. Poi studiamo qual è la strada percorribile da un punto di vista fiscale.

E’ questo il mio lavoro. Non è solo fiscalità. E’ lo svisceramento di se stessi, è l’intreccio fra i rapporti interpersonali, la ricerca del se e i numeri di un’azienda.

Se vuoi sapere come far ripartire la tua attività in tempi di crisi manda un whatsapp al numero 379 1186047, una mia collaboratrice ti richiamerà spiegandoti la mia strategia e come lo studio della crisi e dell’insolvenza mi ha insegnato a curare le aziende.

Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
15/05/2020
Hashtag:
#gestione #azienda #amministrazione #familiari #figli #donazione #passaggiogenerazionale

One comment

  • Piera Giardina

    18 Maggio 2020 at 19:45

    Mi piace come svolgi il tuo lavoro con passsione!

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