AprileMacerata, lì 16 aprile 2020

Il tuo lettore non deve capire la storia: deve ricordarla per sempre”.

Hai presente un leone a cui viene aperto il cancello e, titubante, non sa se è il caso o no di uscire? Ecco, così mi sentivo io oggi pomeriggio quando sono uscita da casa per andare in studio.
Una sensazione strana. Noi commercialisti siamo annoverati tra le attività essenziali, per cui possiamo liberamente andarci.
Tuttavia nell’ultimo mese ho sempre lavorato da casa.
Oggi pomeriggio mi sono recata in studio per lasciare dei fascicoli e ritirarne di altri. Mai come oggi pomeriggio ho apprezzato la bellezza di rientrare in ufficio.

In questi giorni ho approfondito un po’ la questione Europa.

Il ritmo di lavoro che prima avevo, gli spostamenti, le riunioni, non mi consentivano di studiare in maniera analitica le questioni macroeconomiche, quelle di politica globale.
Il risparmio di tempo ottenuto dalla “mancanza di fisicità” – per così dire scherzosamente – dona il tempo di leggere, di riflettere e di comprendere un po’ di più questioni che prima a tutti noi sembravano lontane dalla nostra quotidianità.

I ministri delle Finanze dell’Eurogruppo si sono riuniti la scorsa settimana in videoconferenza e i media parlano di un “sofferto accordo”. Le notizie riportano didascalie o acronimi strani, spesso sconosciuti alle persone comuni.

Innanzitutto bisogna avere ben chiaro che l’Europa è fatta innanzitutto di istituzioni europee (quali la Commissione, il Parlamento Europeo, la Corte di Giustizia e la BCE per i paesi che adottano l’euro).
Poi c’è il consiglio sotto le sue varie incarnazioni, come l’Eurogruppo, l’Ecofin, il Consiglio europeo, ecc., dove siedono i rappresentanti dei paesi membri.
L’Europa delle istituzioni si è mossa bene, mentre l’altra ci ha dato un’immagine di instabilità.

Quali sono i contenuti dell’accordo del 9 aprile scorso? Va innanzitutto precisato che l’emergenza indotta dal virus è globale, ma i paesi si trovano in condizioni di base molto diverse nell’affrontarla. Alcuni paesi si trovano già con un debito pubblico molto elevato.
I paesi che sono assolutamente più in difficoltà da questo punto di vista sono l’Italia e la Grecia, ma subito dopo ne vengono altri, come la Francia e la Spagna, che non si trovano in condizioni migliori.

Il compromesso trovato nella riunione dell’Eurogruppo del 9 aprile si basa su 4 punti:

  1. Rafforzamento della BEI (Banca Europea degli Investimenti). La BEI svolge attività di finanziamento e di garanzia a favore delle imprese europee. Con la sua azione si dovrebbero mobilitare 200 miliardi di nuovi prestiti a favore delle piccole e medie imprese;
  2. Utilizzo del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) per le spese sanitarie, senza condizionalità, per una somma fino al 2% del PIL. Per l’Italia equivale a circa 36 miliardi;
  3. SURE per il sostegno alla cassa integrazione nazionale. Si tratta di un fondo europeo di nuova istituzione, destinato appunto a finanziare, attraverso prestiti, le iniziative dei paesi membri a favore dei lavoratori colpiti dall’emergenza;
  4. Recovery Fund o fondo per la ripresa: con questo strumento si andrà a creare un fondo europeo, destinato a finanziare le iniziative per la ripresa dell’economia europea. E’ un fondo proposto dalla Francia, è simile agli eurobond e sarà finanziato, si dice, da strumenti finanziari “innovativi.”

In molti mi chiedono che cosa ne penso di questo accordo. Innanzitutto è solo un primo passo, perché la battaglia continuerà il 23 aprile.
Il perno della discussione è di fatto sul MES, perché questo fondo salvastati è senza condizionalità solo per i costi diretti e indiretti dell’emergenza sanitaria. Accedere al MES per altri scopi sarebbe come tentare di saltare da un burrone, perché le ripercussioni sarebbero terribili.

Intanto sono arrivate le autorizzazioni della Commissione europea per dare liquidità alle imprese sotto forma di finanziamenti garantiti totalmente (per importi fino a 25 mila euro) o parzialmente dallo Stato.

E’ ovvio che l’Italia in ogni caso parte svantaggiata e appesantita da un debito pubblico già altissimo. E su questo ben poco si può fare. E dovremo essere noi italiani, nolenti o volenti, a risolvere i problemi interni.

Chiudo con la frase di tardo pomeriggio della mia tisana:

“Live light, travel light, spread the light, be the light.”

La leggerezza, un concetto che in questo periodo è difficile da mettere in atto.

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Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
16/04/2020
Hashtag:
#europa #finanza #eurogruppo #accordo #autorizzazioni #liquidita

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