FebbraioMacerata, lì 18 febbraio 2020

Un episodio che ho da raccontarti stasera è di quando sono tornata a casa dallo studio e mia figlia (la più piccola), ha detto una frase che mi ha fatto sorridere: “Mamma quando sarò grande voglio essere un’imprenditrice, proprio come te!”.

Le ho risposto ridendo che deve fare attenzione all’uso delle parole perché un conto è parlare di libera professionista (categoria nella quale rientra il mio lavoro!), un conto invece dire che sono un’imprenditrice.
I piccoli vanno educati sin da subito!!

“E cosa cambia? Che differenza c’è tra le due parole?”

Le ho spiegato che l’imprenditore svolge un’attività economica, essendo colui che dirige un’impresa destinata alla produzione di beni e servizi che successivamente vengono scambiati. Per esempio è imprenditore quella persona che avvia un’azienda che produce scarpe.

Il professionista invece, anche chiamato lavoratore autonomo, svolge principalmente un’attività intellettuale, mettendo cioè a disposizione dei clienti le proprie conoscenze. E’ vero che a volte potrebbe sembrare una sorta di imprenditore, come nel mio caso, che ha avviato uno studio con numerosi collaboratori all’interno, ma è anche vero che pur essendo una forma di attività organizzata che fornisce servizi, non assume forma di impresa. Un professionista non ha macchinari o attrezzature per la produzione.

Allora lei mi risponde: “Non è vero, se ci fai caso bene, mamma, ci sono in studio computer e mobili, cioè elementi che puoi trovare anche in un’impresa. In studio avete tanti computer … non sono macchinari anche quelli?”
“Questo è vero ma non vengono utilizzati per la produzione di beni!”, decido allora di spiegarmi meglio, perché nonostante sia una bambina, mi sta mettendo in difficoltà.

Nel lavoro del professionista per esercitare le proprie mansioni con il fine di generare reddito, non occorrono beni materiali, come un’impastatrice, un trapano, una foratrice, ma bastano solo delle qualità quindi degli elementi astratti che non vedi materialmente ma che permettono di fornire consigli, pareri a chi necessita consulenze in materia economico-contabile.

Il libero professionista inoltre non deve garantire il raggiungimento di un risultato (come la produzione per esempio di un numero di basi per pizza in una fabbrica alimentare) ma il compimento di un’opera intellettuale erogando un servizio intangibile, cioè fornendo consulenze su una determinata problematica posta dal cliente.
“Hai capito tesoro?”
“Ma quindi tu saresti una libera professionista e papà invece un imprenditore?”
Esattamente! Commercialisti, medici, avvocati, giornalisti, ingegneri, farmacisti… sono tutti esempi di liberi professionisti che sono dotati di una partita iva propria e sono iscritti a un albo professionale, differenziandosi da chi invece ha una fabbrica di automobili o da chi produce pasta fresca.
Da considerare è sempre il contributo intellettuale che le due parti danno o meno. Il lavoratore autonomo viene ricompensato per aver prestato la sua opera, per aver aiutato grazie alle proprie conoscenze, indipendentemente dal risultato finale.
Mi guarda un po’ confusa. Ha ragione (ma non lo ammetto), a volte non è facile nemmeno per noi distinguere quando si tratti di professionista e quando invece un’attività (soprattutto un tipo di attività moderna) rientri nell’alveo dell’impresa.

La mia frase della sera è:

“E’ sufficiente sapere che non ci sarà mai alcuna risposta alle domande principali della vita e, comunque, sarà possibile andare avanti”
(Lo Zahir).

E’ ora di ritirarsi sotto le coperte.

Se vuoi sapere come far ripartire la tua attività in tempi di crisi manda un whatsapp al numero 379 1186047, una mia collaboratrice ti richiamerà spiegandoti la mia strategia e come lo studio della crisi e dell’insolvenza mi ha insegnato a curare le aziende.

Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
18/02/2020
Hashtag:
#imprenditore #professionista #liberoprofessionista #lavoratoreautonomo #fareimpresa #attivitaintellettuale #attivitaeconomica

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Le indicazioni che troverete in questo sito non possono essere considerate consulenze professionali, ma semplicemente la trattazione di una normativa o di un caso di studio specifico.

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