MarzoMacerata, lì 18 marzo 2020

“La gioia è nel cuore di chi sta lottando: a questi uomini non importano né la vittoria né la sconfitta, ma solo combattere il Buon Combattimento”.
(Il cammino di Santiago)

Altro giorno da trascorrere in casa. Mi sveglio, faccio le mie cose personali, quelle mi danno un po’ di carica e poi decido di scrivere un articolo per Diritto24. Ho tutto in mente, sono un fiume in piena. Lo mando alla Redazione, viene accettato e in mattinata viene pubblicato.

Il mio articolo dice questo:

“Ore 6,16 arriva il primo messaggio “Allora? Cosa dice precisamente questo decreto?” – “Il decreto ufficiale non è uscito, ci sentiamo appena ho la versione definitiva”. E valanga di altri messaggi.

Ore 8,08 arriva la prima chiamata “Volevo un po’ sapere cosa c’è scritto in questo decreto”. – “Purtroppo la versione ufficiale non è stata pubblicata, ci sentiamo più tardi”.

Una giornata intera così, fino alle 23, fino a quando tutti ci siamo arresi all’idea che di certo in quel 17 marzo il decreto non sarebbe di fatto venuto alla luce.

Circolavano bozze del decreto, più o meno ufficiali, quindi tutti in realtà erano in grado di capire ad occhio e croce la propria sorte……e poi, diciamola chiaro, se un contribuente sta normalmente lavorando o è sano economicamente e finanziariamente, perché dovrebbe cercare gli aiuti dello Stato, perché dovrebbe andare a pesare sulla spesa pubblica? Non basta questo, gli imprenditori e i professionisti cercano pure di sapere quanti fondi gli darà lo Stato. I 600 euro previsti sono una presa in giro, esordisce qualcuno!

Ecco, è la cultura fiscale italiana che mostra il lato più vero e assolutamente più bello di sé, proprio ieri che era l’anniversario dell’Unità d’Italia. E poi circolano in continuazione video sul nostro bellissimo Paese, sull’unità di tutti gli italiani e tutti si ripetono, forse per farsi forza, che “andrà tutto bene”. E poi persone che fanno vedere che stanno sul divano, attaccati tutto il giorno davanti alla TV per sapere dove esce fuori l’ultimo caso di Coronavirus, quasi come se stessimo giocando a tombola.

A qualcuno (a pochi) salta all’occhio l’art. 68 della bozza del decreto: “I contribuenti i quali, non avvalendosi di una o piu’ tra le sospensioni di versamenti previste dal presente titolo e dell’articolo 36, effettuano alcuno dei versamenti sospesi, possono chiedere che del versamento effettuato sia data comunicazione sul sito istituzionale del Ministero dell’Economia e delle Finanze”.


Quei pochi che leggono queste righe cominciano a criticare, a sostenere che è uno scherzo, che si tratta di mancanza di rispetto per chi non versa. Mancanza di rispetto? Forse è il caso invece di modificare la nostra cultura. La mancanza di rispetto è a carico di chi, potendo versare, non lo fa. 
Perché…..parliamoci tutti chiaro, l’azienda che non è sana o che non avrebbe avuto la liquidità per versare, al di là di questo virus, avrebbe versato? Ma certo che no, non c’era bisogno (per questi casi) che uscisse un decreto! Era importante comprendere le misure di prudenza “fiscale” da poter tenere, questa sì è realtà, e sarebbero bastate poche righe per dire semplicemente che avevamo tutto sospeso (versamenti e adempimenti) almeno fino al 15 aprile, solamente un attimo per riorganizzarci tutti, sia con i rendiconti finanziari da mettere a posto per comprendere come riassestare la liquidità, sia con gli adempimenti da svolgere perché in questo momento la maggior parte delle persone sono in casa, sono impaurite e non hanno la lucidità per fare niente. Bisognava solo dare un po’ di tempo per assorbire il colpo, come si suol dire! E quindi solo per comprendere come fosse stato meglio muoversi e come fosse stato opportuno (o quanto fosse costato all’azienda) riorganizzarsi.

In tutto questo si intreccia il discorso Europa, che in pochissimi stanno seguendo (perché interessa di più giocare alla tombola del numero dei contagiati). L’Europa non c’è più, si legge in alcuni articoli. Per non parlare dei video che circolano. Quanti italiani si sono fatti questo problema? Quanti si chiedono cosa succederà al nostro bilancio dello Stato? E come stava già messo il nostro bilancio? Lo sanno gli italiani?

Per lo più sanno che il nostro bilancio non sta messo molto bene (ma di questo aspetto al popolo importa poco, come se non fosse proprio quello della “sua famiglia”) e che le borse non stanno andando bene.

Ecco cosa si legge nei tanti messaggi (quasi temi) che arrivano per whatsapp, nei social e nei video: è colpa dei tedeschi, è colpa dei francesi, è colpa dell’Europa che ci sta lasciando soli, è colpa del Governo, è colpa di chi esce, ecc. Nessuno che riesca a farsi una “mea culpa”. Quanto siamo stati bravi in tutti questi anni ad immettere una corretta cultura fiscale nelle menti degli italiani?

Sono stati decenni e decenni di italiani che facevano a gara per chi poteva rubare di più, per chi riusciva a prendere di più dallo Stato e il bello del bello è che l’uno con l’altro ci siamo coperti a fare proprio questo, senza pensare che proteggendo chi ruba avremmo fatto del male a noi stessi e ai nostri figli.

Abbiamo voluto uno Stato sociale e ancor oggi di più lo vogliamo in questa emergenza, ma poi volevamo anche aiutare tutti i deboli senza avere TUTTI gli obblighi di versamento. Uno Stato sociale caricato solo sugli onesti (che si sentivano e si sentono sciocchi).

E in quanti conoscono i Trattati Europei? Perché pretendiamo che gli altri Stati coprano i nostri errori e i nostri debiti? C’è un emergenza, questo è vero, ma i nostri problemi di bilancio vengono dalla notte dei tempi e non possiamo, né dobbiamo confondere i nostri errori del passato con l’attuale emergenza.

Facciamoci tutti un “mea culpa” e teniamoci nella coscienza tutte le persone che sono morte e il terrore che rimarrà impresso nella mente dei nostri bambini. Meditiamo e preghiamo.

In mattinata ho finalmente sulle mani il maxidecreto e, in mezzo a varie chiamate di chi vuole capire quello che c’è scritto, cerco di capirlo anche io.

Giornata trascorsa così. Le giornate della vita non sono mai tutte uguali. Queste giornate non lo sono nemmeno, ma principalmente da un punto di vista psicologico.

Se vuoi sapere come far ripartire la tua attività in tempi di crisi manda un whatsapp al numero 379 1186047, una mia collaboratrice ti richiamerà spiegandoti la mia strategia e come lo studio della crisi e dell’insolvenza mi ha insegnato a curare le aziende.

Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
18/03/2020
Hashtag:
#articolo #professionista #culturafiscale #meaculpa

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