MaggioMacerata, lì 21 maggio 2020

“La vita è come un libro. Quando qualcosa va storto, non chiuderlo ma semplicemente volta pagina”.

Dopo lo scoppio della pandemia, a cambiar pagina sono stati proprio gli imprenditori, che sono stati chiamati ad ingegnarsi per proseguire la propria attività o a immaginare un nuovo modo di compierla.
A soffrire sono state anche quelle attività che hanno fatto “dell’assembramento” un business e della “convivialità” un’esperienza sensoriale.
Locali, bar, ristoranti e pizzerie hanno da poco tirato su la saracinesca con non pochi problemi ed infiniti protocolli da dover rispettare.

La lista delle regole e dei precetti da seguire è lunga, complessa e rigida tanto che la tutela della salute di dipendenti, clienti e fornitori si è ben presto trasformata, per questi imprenditori, in innumerevoli costi da sostenere.
Dispositivi di protezione individuale, barriere protettive, guanti, gel disinfettanti, termoscanner, igienizzatori, distanziatori, test sierologici impattano sulle finanze delle aziende, con la conseguenza che questi costi non possono che riversarsi sul consumatore finale.

Allora, è plausibile valutare la convenienza dell’apertura, fare i conti con la diminuzione del fatturato, le nuove spese da sostenere ed i ricavi che ovviamente si spera di conseguire.

Per le aziende coinvolte nel mondo della ristorazione e della somministrazione di alimenti e bevande c’è un modo però, che se ben architettato, potrebbe divenire un’alternativa al normale svolgimento dell’attività: la consegna a domicilio e l’asporto. Si tutela la salute pubblica e in special modo quella dei clienti, facendoli rimanere nel luogo più sicuro in questa emergenza: nella propria casa.

La consegna a domicilio per la sua intrinseca qualità di stabilire un distanziamento fisico e sociale è stata premiata sin da subito: prima unica tipologia di lavoro ammessa nella “fase uno”, e poi quale modalità di abbattimento dei costi. Questo è l’aspetto assolutamente da considerare: il calcolo dell’abbattimento dei costi.

Sicuramente non si può improvvisare, ma di certo, da qualche parte occorre iniziare.
Vittorio, che vende alimentari, mio cliente da oltre 10 anni, non ha abbandonato la sua comunità durante la pandemia, e cercando di evitare l’improvvisazione ha richiesto il mio aiuto per iniziare con le famose “delivery”.

Esistono normative indipendenti all’emergenza, mentre alcune disposizioni sono state emanate in virtù dell’espansione del virus. Innanzitutto è necessario munirsi di apposita documentazione. Bar e ristoranti possono quindi effettuare consegne a domicilio.
Per tali imprese, la consegna a domicilio è un servizio da sempre consentito e per il quale non è previsto un autonomo titolo abilitativo o SCIA.
Per le altre attività, per cui non è prevista la consegna a domicilio, se le consegne sono sporadiche, non è richiesta alcuna autorizzazione aggiuntiva.
Diversamente se le consegne sono rilevanti e costanti è necessario munirsi di apposita documentazione e SCIA.
Pertanto si deve provvedere ad aggiornare la propria licenza al SUAP – Sportello Unico Attività Produttive e comunicare il nuovo codice ATECO se variato e il rispetto delle procedure di autocontrollo HACCP aggiornate dopo l’arrivo della pandemia.
Quindi attenzione al rispetto delle nuove misure preventive sulla salute e sulla sicurezza sia dei clienti che dei propri dipendenti.

Dopodiché, con Vittorio abbiamo verificato chi potesse effettuare la consegna a domicilio. La scelta non poteva che ricadere sul suo giovane dipendente.
L’imprenditore o il soggetto incaricato alla consegna devono essere in possesso di determinati requisiti morali ed essere muniti di apposito tesserino di riconoscimento comunicato all’Autorità di pubblica sicurezza.

Inoltre, i beni ed i prodotti da consegnare (e debitamente confezionati ed assemblati nel rispetto della normativa igienico-sanitaria) devono essere accompagnati dal documento di trasporto e dallo scontrino o la ricevuta fiscale. Se il cliente esplicitamente lo richiede, l’imprenditore deve emettere la fattura, che rimane esclusivamente una prerogativa del consumatore finale, posto che la vendita a domicilio non è a soggetta all’obbligo di emissione della fattura.
Se non si paga subito, l’operatore economico deve rilasciare uno scontrino con l’indicazione “corrispettivo non pagato”. All’atto del pagamento, dovrà essere emesso un secondo scontrino con l’indicazione dell’importo complessivo. I corrispettivi saranno quindi memorizzati e successivamente trasmessi telematicamente all’Agenzia delle Entrate.

Per l’applicazione dell’Iva nel caso di vendita diretta vale l’utilizzo dell’aliquota del 10% mentre invece la cosiddetta cessione come stabilito anche dall’emanazione del principio di diritto dell’Agenzia delle Entrate (n. 9/2019) varia a seconda della tipologia del prodotto alimentare venduto: 4% per gli ortaggi, 10% per alimenti e 22% per le bevande.
Attenzione appunto 22% sulle bevande!! Ho notato che alcune bevande che mi sono state consegnate a casa con la pizza non erano state scontrinate in maniera corretta! Non è un problema per me, ovviamente, ma per l’impresa qualora abbia un controllo.

La consegna del prodotto deve infine avvenire secondo le modalità previste dalla normativa emergenziale. Non solo deve essere assicurato l’’utilizzo di mascherine e guanti, ma il distanziamento interpersonale: i prodotti possono essere depositati presso l’androne dell’abitazione o del portone di casa.
Oppure possono essere appoggiati dal rider (fattorini) sul proprio mezzo (auto, motorino etc etc). L’incaricato allontanandosi, permetterà di far avvicinare il cliente per prendere autonomamente quanto da lui ordinato.
Ovviamente Vittorio ha previsto anche un costo di consegna per sopperire alle spese derivanti dall’effettuazione della stessa o avrebbe potuto anche effettuarle per il tramite di apposite agenzie esterne, o anche per il tramite di rider professionali o autonomi.
Qualora si incarichi un’agenzia esterna, è questa che provvederà ad incassare l’importo e rimborsare l’impresa committente, decurtando dal compenso la percentuale prevista per il trasporto merce.

L’emergenza non ha fatto che puntare l’attenzione su un particolare settore a cui le aziende prestano sempre maggior attenzione: quello dei servizi e della customer care.

Ho invitato Vittorio a continuare la comunicazione circa la sua disponibilità alla consegna a domicilio. Non bisogna sottovalutare questo aspetto ed è importante “innovare” anche questo servizio.

Se vuoi sapere come far ripartire la tua attività in tempi di crisi manda un whatsapp al numero 379 1186047, una mia collaboratrice ti richiamerà spiegandoti la mia strategia e come lo studio della crisi e dell’insolvenza mi ha insegnato a curare le aziende.

Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
21/05/2020
Hashtag:
#trattamento #iva #delivery #consegnaadomicilio #somministrazione #cibiebevande

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Le indicazioni che troverete in questo sito non possono essere considerate consulenze professionali, ma semplicemente la trattazione di una normativa o di un caso di studio specifico.

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