SettembreMacerata, lì 21 settembre 2020

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“Conviene all’umanità di un maestro, mettere i propri discepoli in guardia contro sé stesso.

…anche il cibo vuole la sua parte

Una domanda che mi hanno posto alcune persone nei giorni scorsi riguarda la non fruizione della mensa durante il periodo di chiusura obbligatoria per Coronavirus.

In alternativa al buono pasto, per la somministrazione del vitto le aziende hanno attivato un servizio di mensa che consenta ai propri lavoratori di poter consumare il pasto.

E POI VENNE IL COVID!

Attualmente molte aziende hanno preso decisioni antitetiche: c’è chi ha deciso di continuare a fornire ai propri dipendenti il servizio di mensa interna e chi, invece, ha optato per la sospensione del servizio di ristorazione, incerti su come riorganizzare l’accesso alla sala mensa e preoccuparsi del corretto distanziamento tra le persone ospitate durante l’orario del pranzo.

SCELTA, QUEST’ULTIMA, CHE DOVRÀ PRESTO ESSERE CAMBIATA NUOVAMENTE

Proprio a tal proposito occorre prendere in esame l’interpello dell’Agenzia delle Entrate (n. 301/2020) nel quale fornisce delucidazioni su questo aspetto.

Né l’erogazione del buono pasto né il servizio della mensa aziendale concorrono alla formazione del reddito del lavoratore dipendente per importi entro la soglia giornaliera di € 5,29.

In questo caso però è successo che l’importo è stato erogato ma non fruito per la chiusura eccezionale delle attività, rimanendo comunque caricato nel badge del dipendente.

Secondo l’Agenzia risponde che le indennità ricevute non andrebbero in ogni caso a costituire reddito, non si terrà conto di alcuna soglia limitativa.

INDENNITÀ SÌ MA…

La soluzione interpretativa fornita sottolinea che questo tipo di disposizione riguardante l’esclusione degli importi indicati dalla costituzione del reddito potrà riguardare soltanto quei lavoratori che rispettino contemporaneamente quattro condizioni fondamentali:

  1. avere un orario di lavoro che preveda una pausa pranzo intermedia. In tale circostanza non sono compresi coloro che percepiscono un’indennità sostitutiva di mensa – tradotto buoni pasto! – dato che, a causa della loro tipologia di lavoro, non possono usufruire della pausa;
  2. appartenenza a un’unità produttiva. Sono esclusi i lavoratori che non operano in un’unica sede lavorativa;
  3. l’attività sia localizzata in un posto che richieda necessariamente lo spostamento con mezzi di trasporto per raggiungere il servizio ristorativo più vicino al fine di utilizzare l’indennità di mensa;
  4. l’importo sia erogato a dipendenti o a categorie definite omogenee.

Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
21/09/2020
Hashtag:
#mensa #nonfruita #lockdown #funzionamento #chiarimenti #pausapranzo #orariodilavoro

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