AprileMacerata, lì 22 aprile 2020

“La nostra storia come storia degli altri, la storia degli altri come nostra storia”

Ieri sera mi sono fermata a ragionare un po’ con mia figlia. E’ sempre un piacere parlare con i ragazzi di quello che stanno studiando. Ci riporta indietro nel tempo e ci fa ricordare concetti, frasi e insegnamenti che sono nei meandri più nascosti della nostra mente – d’altronde sono trascorsi quasi 30 anni da quando frequentavo il liceo.
Troppo spesso si tende a ritenere che lo studio della letteratura sia fine a sé stesso. Ancora più comune è l’idea che lo studio della letteratura greca e latina sia alquanto incongruente alla realtà odierna.
A tale proposito lo scrittore Luigi Compagnone, in un interessante articolo pubblicato nel 1983 e intitolato “Il Latino che serve”, afferma di aver imparato ad amare il latino riuscendo a cogliere tutto il vivo che è in esso.  Constatavamo con mia figlia che in un mondo dominato dal consumismo, incentrato su beni che forniscono qualcosa di tangibile, non c’è da stupirsi del fatto che le lettere siano considerate qualcosa di superfluo, di cui si può fare a meno o, al massimo, da annoverare tra le attività marginali.
Nella società in cui viviamo il denaro è diventato generatore di tutti i valori e tutto, persino l’arte, è subordinato alle leggi di mercato. Umberto Eco sostiene che la letteratura è uno di quei poteri immateriali non valutabili a peso che in qualche modo pesano. Ma da cosa è dato questo “peso”?

Potrebbe sembrare un paradosso, ma il suo peso è dato dalla leggerezza che tale disciplina apporta nell’animo umano. La letteratura innalza l’uomo al di là della tecnica e della scienza applicata, portandolo a vivere esperienze simulate.
Il lettore ha quindi la possibilità di ampliare la propria esperienza esistenziale, acquisendo nuovi strumenti per far fronte alla vita reale.
Il fine delle opere letterarie è quindi quello di aiutarci a vivere, ad affrontare gli ostacoli della nostra esistenza con gli occhi della sapienza, espressione dell’armonia del vivere e del morire.

Le chiedo cosa sta leggendo e mi dice di aver appena terminato la lettura di un libro di Maccio Plauto . Anfitrione. Le chiedo di passarmelo, così prima di andare a letto rinfresco un po’ la mia conoscenza della letteratura.

Ma veniamo alla mia giornata professionale. Oggi due webinar, di cui uno riservato al mondo dei saloni di bellezza. Da ogni dove mi chiedono quando si riaprirà. Non ci sono notizie precise, soprattutto per quanto riguarda i servizi alla persona, quelli che appunto richiedono un contatto tra individui.

A tal proposito ho ritenuto interessante leggere con attenzione un documento diramato dall’INAIL e che ho inserito nel sito dello studio all’interno del nostro “Cammino del Covid” (http://studiopietrella.it/news/il-cammino-del-covid-19-in-decreti/).

Tale documento – ancora in corso di valutazione al Governo- illustra delle strategie da adottare per una graduale riattivazione delle attività produttive, variando le misure di contenimento del contagio da Coronavirus nei luoghi di lavoro per garantire la sicurezza dei lavoratori ed evitare che si scateni una nuova fase epidemiologica aggravando ulteriormente la condizione di aziende e dipendenti.
A tal fine sono stati indicati elementi tecnici a supporto di una presa di decisione identificando quelle attività che dovrebbero essere gradualmente riattivate.

All’interno del documento si osserva inoltre un’attenta analisi del rischio nel quale tre sono gli aspetti che ne emergono: analisi del processo lavorativo considerando il distanziamento tra i lavoratori, i livelli di rischio di contagio in base alla tipologia di attività, nonché il coinvolgimento di soggetti terzi nel processo lavorativo e il rischio derivante dall’aggregazione sociale.

Leggendo attentamente la bozza vengono evidenziati tre argomenti salienti:

  • variabili e classi di rischio delle attività lavorative;
  • strategie preventive e gestione degli spazi comuni;
  • considerazioni finali e lavoro a distanza.

Il testo è suddiviso in due parti, la prima si concentra nella definizione del contesto di rischio per ciascuna tipologia di attività mentre la seconda propone delle linee guida per prevenire il rischio di diffusione nei luoghi di lavoro.
L’INAIL innanzitutto ribadisce le modalità di contagio da uomo a uomo: per esposizione, per prossimità alla fonte di contagio e infine per aggregazione. Relativamente a ciò vengono presentati attraverso una tabella i livelli di rischio a cui sarebbero esposti i lavoratori a seconda del settore lavorativo in cui operano.

Ma quali sono le strategie preventive che intendono porre in atto per gestire gli spazi comuni di lavoro?

Per ridurre il rischio di una nuova diffusione dei contagi si propone l’attuazione di alcune misure classificate in tre categorie:

  • misure organizzative ridefinendo le postazioni di lavoro, l’orario e le turnazioni;
  • misure di prevenzione e protezione con corretta formazione e informazione;
  • misure specifiche per la prevenzione dell’attivazione di focolai epidemici.

I luoghi di lavoro dovranno essere organizzati rispettando il distanziamento sociale, fermo restando che ciò sia compatibile con la corretta esecuzione dei processi produttivi.
Coloro che potranno tranquillamente lavorare da soli senza la necessità di particolari strumentazioni, saranno collocati in aree inutilizzate mentre nel caso di ambienti dove vi sono più lavoratori, ci sarà il riposizionamento di questi distanziandoli con delle barriere separatorie come ad esempio il plexiglass.

Per quanto riguarda gli spazi comuni dovrà essere garantita una continua aerazione degli ambienti e l’articolazione di una turnazione per la loro fruizione a orari scaglionati, sommati chiaramente al corretto distanziamento e a un ridotto tempo di permanenza. Si prevede inoltre una diversa gestione delle modalità di entrata e di uscita dei lavoratori che dovrebbe essere eseguita mediante due accessi separati.
Infine si sottolinea l’importanza di continuare a favorire collegamenti a distanza, anche all’interno dell’azienda qualora gli spostamenti non fossero strettamente necessari.

Riguardo alla seconda tematica l’Inail ribadisce l’assoluta necessità a perseguire una corretta diffusione delle informazioni ai cittadini.
Le misure igieniche preventive dovranno essere rafforzate procedendo al controllo dello stato di salute dei lavoratori, specialmente la temperatura corporea che non deve superare i 37,5°C, prima che questi accedano al luogo di lavoro.

L’INAIL infine segnala che le attività con un livello di rischio medio-basso potrebbero avere la priorità nel processo di variazione delle misure di contenimento: settori come quello manifatturiero e edile rientrano in questa definizione.
E’ ovvio che comunque nella cosiddetta fase 2 andrà incentivato il lavoro a distanza, potenziando le forme di assistenza organizzativa per ridurre i rischi di nuovi contagi senza però danneggiare i processi produttivi.

La lettura di questo documento tutto sommato dà la percezione di un po’ di ottimismo: si riparte! Con tutte le difficoltà di ogni settore, ma si riparte!

Se vuoi sapere come far ripartire la tua attività in tempi di crisi manda un whatsapp al numero 379 1186047, una mia collaboratrice ti richiamerà spiegandoti la mia strategia e come lo studio della crisi e dell’insolvenza mi ha insegnato a curare le aziende.

Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
22/04/2020
Hashtag:
#inail #misure #contenimento #covid-19 #classidirischio #prevenzione

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