MaggioRoma, lì 22 maggio 2020

Se vuoi sapere come far ripartire la tua attività in tempi di crisi manda un whatsapp al numero 379 1186047, una mia collaboratrice ti richiamerà spiegandoti la mia strategia e come lo studio della crisi e dell’insolvenza mi ha insegnato a curare le aziende.

“Tutti i grandi cambiamenti sono sempre preceduti dal caos”.

Quando la vita mi pone davanti delle domande esistenziali, cerco e ricerco tra i meandri della mia formazione e se non basta mi butto a leggere.
Mi sono ricordata della poesia per i bambini “Ho da scegliermi un mestiere”…..mi piace perché nei suoi versi si percepisce quanto sia difficile ogni lavoro.

Nell’era a.Co. (avanti Covid) tutti correvano tutto il giorno per lavorare, partecipare a eventi e cene, acquistare quanto più possibile (anche a costo di avere tante rate da pagare).
L’apparenza era diventata fondamentale. Non era importante calcolare se il lavoro desse o meno i suoi frutti e il costo (di tempo e di sacrificio) che si pagava per avere tutto e uno stile di vita antieconomico.

Nell’epoca d.Co. (dopo Covid) la consapevolezza per magia sembra diventare diversa. Vale davvero la pena correre solo per apparire? In realtà cos’è che mi serve per vivere? Ho mai pensato di centrare l’obiettivo in tutto quello che sto facendo?

Eh sì, a volte bisogna farsi un’analisi di coscienza. Ognuno di noi ha il proprio prezioso mestiere. Cosa ci verrebbe in mente se una persona ci raccontasse di farsi “a casa” un servizio che noi offriamo e pensasse anche di farlo meglio di noi?
Basta pensarci: facciamo un esempio. Pretendo di fare una manicure a casa perfetta come la fa un’estetista. Pretendo di fare una piega bene a casa come la fa la parrucchiera.
Beh, allora perché avrebbe studiato tanto, fatto corsi di perfezionamento, continuato a fare pratica, se è così facile farsi questi servizi da soli?

Il dilemma fantastico: però se una cosa la faccio a casa, non la pago. Perché, porca miseria, questi servizi sono diventati proprio costosi!
Ripenso spesso all’epoca dei miei genitori con me bambina: ognuno sicuramente aveva le sue qualità, come oggi d’altronde.
C’era chi sapeva cucire vestiti, chi sapeva cucinare, chi sapeva ricamare, ecc.
Ma quando dovevano acquistare qualcosa, non si permettevano mai di dire che quel prodotto o quel servizio era costoso in senso lato, piuttosto calcolavano se potevano permetterselo.

E’ un ragionamento che ho iniziato a fare tra me e me soprattutto nel “nuovo mondo”. Vorremmo che le persone lavorassero gratis per noi, ci arrabbiamo quando qualcuno ci dice che il nostro servizio è costoso, ma poi cadiamo nel peccato abominevole di andare noi stessi a dire che il prezzo chiesto dagli altri è troppo alto.

Ogni azienda ha la sua organizzazione, segue dei canoni e degli obiettivi, può servire un target di clientela. Lo ripeto spesso e lo scrivo spesso anche nel mio diario: un’azienda è come una persona. Alcune ci sono simpatiche, altre no.
Se il prodotto o il servizio di un’azienda ci piace a 360 gradi, crediamo che ci fornisca un ottimo riscontro a quello che chiediamo: in questo caso il prezzo non deve avere la sua importanza.

Se una persona ci piace così com’è, non è importante come si veste, lo è come si rapporta con noi.

Quella persona è così, può smussare degli angoli, ma fondamentalmente è così.
Se cambiasse radicalmente al nostro comando, avrebbe un atteggiamento falso con noi e questo non sarebbe corretto per nessuno dei due interlocutori.

Così è per un’attività: se non calcolasse correttamente il prezzo finale di quello che offre, snaturerebbe il suo essere e se noi andassimo a chiedere un prezzo diverso, allora vuol dire che non siamo sicuri del valore di quello che stiamo acquistando. Ma se non siamo sicuri, allora perché lo acquistiamo?

Sono andata anche a rileggermi la parabola del vignaiolo nella Bibbia….un bel rinfrescare concetti di quando andavo a catechismo.

In questa pagina di diario ho la fredda illusione di aver scritto la mia “parabola del mestiere”. L’insegnamento morale sottostante: rispetta il lavoro degli altri, se vuoi che il tuo venga rispettato.

Ma da cosa è scattata questa mia problematica universale? Ho letto nei quotidiani che il Codacons denuncia aumenti medi del 25% per parrucchiere ed estetiste. E denuncia altresì quella che viene chiamata la “tassa Covid”, ossia una voce a parte sullo scontrino per le spese di sanificazione e messa in sicurezza.

Ma di cosa parliamo? Se parliamo di un concetto di marketing, beh sono anche io d’accordo che questa “tassa Covid” sullo scontrino è veramente brutta.
Ma se invece parliamo di un concetto aziendale……beh cosa dovrebbero fare queste attività? Dovrebbero andare in perdita? Ma stiamo scherzando! E ci vuole pure una denuncia del Codacons? E tutte quelle persone che seguono a massa queste associazioni che fanno ragionamenti assurdi e che interpretano il tutto come un misfatto illegale!

Beh….ci tornerò a scrivere di sicuro….intanto forse se tutti imparassimo a rispettare il lavoro degli altri, anche per questo il Covid sarebbe servito a qualcosa!

Se vuoi sapere come far ripartire la tua attività in tempi di crisi manda un whatsapp al numero 379 1186047, una mia collaboratrice ti richiamerà spiegandoti la mia strategia e come lo studio della crisi e dell’insolvenza mi ha insegnato a curare le aziende.

Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
22/05/2020
Hashtag:
#paraboladelmestiere #rispetto #lavoro #altrui

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