AprileMacerata, lì 7 aprile 2020

Lo sport è l’unico spettacolo che, per quante volte tu lo veda, non sai mai come andrà a finire”.

Stiamo assistendo ad un altro spettacolo questi giorni. Guardiamo dalle finestre delle nostre case e c’è un vuoto mai visto. Guardiamo la tv e ascoltiamo notizie che mai avremmo pensato di ascoltare. Leggiamo tutto online e per la prima volta ci fermiamo a riflettere su concetti che prima non avevamo tempo di prendere in considerazione.
Mi sono soffermata sulla definizione di spettacolo su wikipedia:

è un evento naturale o antropico, spontaneo o provocato o anche un’imitazione di questo, che cattura l’attenzione di una o più persone che fungono da spettatori ovvero soggetti testimoni in genere aventi ruolo passivo”.

Ma allora il Covid è uno spettacolo! Con la speranza che abbia un lieto fine.

Veniamo a noi. Oggi delirio in corso per l’apertura della procedura di accesso all’indennità di € 600,00 per gli sportivi, nonché per il nuovo decreto che dovrebbe concedere finanziamenti alle imprese, firmato in teoria ieri sera, ma che di fatto non è stato ancora dato alla luce.

Per gli sportivi che percepiscono compensi per lo svolgimento di attività sportive dilettantistiche, il Fisco ha sempre avuto un occhio di riguardo e un occhio mirato al controllo.
Questi compensi sono infatti considerati reddito fiscalmente non imponibile se non si superano i 10.000,00 euro annui. Si tratta infatti di “redditi diversi” ex art. 67 TUIR.

Da un punto di vista previdenziale inoltre i compensi non sono assoggettati a contribuzione obbligatoria.

Non c’è una norma specifica che stabilisca i contenuti delle attività sportive “dilettantistiche”, ma la prassi dei controlli ci consente ormai di affermare che si intende quel tipo di esercizio fisico svolto con modalità non professionale.

Il CONI ha inoltre chiarito che è attività professionistica solo quando la si volge a titolo oneroso e con continuità e quando si tratta di un settore sportivo dichiarato professionistico dalla Federazione di appartenenza.

Non facciamo però sempre il nostro solito balletto: “professionistico” e “professionale”, secondo molti sono la stessa cosa. Ma dal mio punto di vista non è affatto così.

Andiamo a vedere la definizione di professionista in un vocabolario (Treccani). E’ professionista colui che

“esercita una professione intellettuale o liberale come attività economica primaria,  chi esercita una professione liberale in modo indipendente, senza rapporto di subordinazione nei confronti dello stato o di un datore di lavoro”.

La definizione mi sembra molto chiara, non sono gli organi accertatori a sostenerlo, ma il vocabolario di lingua italiana.

In molti sostengono che, se il legislatore indica che i compensi sportivi sono redditi diversi si può affermare, per esclusione, che non devono essere considerati redditi da attività di lavoro autonomo o dipendente.
Ma appunto questo va a scontrarsi col fatto che se un soggetto esercita questa attività come primaria o prevalente nella sua vita, non può altro che dirsi necessaria, dal mio punto di vista, un’assunzione (nel caso in cui si possa configurare un rapporto di lavoro dipendente con le sue caratteristiche), ovvero un’apertura di partita iva.

Mi hanno chiamato in tanti oggi, tantissimi appunto di quelli che esercitano questa attività nella loro vita come “ragion di vita”. A loro non ho mai nascosto le mie perplessità, supportata anche dall’esperienza che ho avuto in questi anni, purtroppo, avanti alle Commissioni Tributarie, di enti sportivi e/o istruttori a cui sono stati fatti accertamenti fiscali.
E’ vero, come sostengono molti esperti, che negli ultimi anni molte sentenze ci sono venute a favore, ma è anche vero che il compenso degli sportivi, già di per sé non riconoscente del loro grande valore, non consente poi (economicamente parlando) di difendersi al meglio.

In ogni caso informo gli istruttori che mi hanno contattato che la procedura per l’accesso ai 600 € è molto semplice. Basta andare sul sito www.sportsalute.eu e saranno ben guidati sui passaggi da fare e sulla documentazione da presentare. Non è questo il punto. La procedura è semplice.

Leggo invece varie volte nel telefono, tanto per essere ben chiara (ma lasciando spazio ad interpretazioni, senza fare terrore) l’art. 6 comma 2 e 4 del Decreto MEF 6 aprile sulle modalità di presentazione di queste domande.

Art. 6 comma 2: “Sport e Salute Spa verifica la completezza della domanda e della documentazione allegata alla stessa ed effettua idonei controlli, a campione e in tutti i casi in cui sorgono fondati dubbi, sulla veridicità della documentazione e delle dichiarazioni sostitutive fornite.”

Art. 6 comma 4: “Sport e Salute Spa effettua verifiche e controlli a campione, anche in loco, presso gli enti di cui all’articolo 1, comma 1, del presente decreto, avvalendosi delle proprie strutture territoriali, al fine di verificare la veridicità delle dichiarazioni”.

Tutti mi chiedono se è opportuno o meno fare la domanda. Rispondo che, una volta chiariti tutti i termini della normativa e della prassi, ognuno deve fare una valutazione della propria situazione personale.

A buon intenditor, poche parole.

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Diario di:
una Dott. Comm.
Macerata:
07/04/2020
Hashtag:
#bonus #contributi #sportivi #collaboratorisportivi

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Le indicazioni che troverete in questo sito non possono essere considerate consulenze professionali, ma semplicemente la trattazione di una normativa o di un caso di studio specifico.

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