FebbraioRoma, lì 13 febbraio 2020

Caro diario,

oggi apro questa tua pagina con una citazione del grande generale francese Napoleone Bonaparte:

“Abbiamo bisogno di una legge europea, di una Corte di Cassazione Europea, di un sistema monetario unico, di pesi e di misure uguali, abbiamo bisogno delle stesse leggi per tutta Europa. Avrei voluto fare di tutti i popoli europei un unico popolo… Ecco l’unica soluzione!”

Benché molti siano gli aspetti che accomunano i paesi europei come scriveva Napoleone, ci sono alcuni aspetti che non sono proprio identici tra i paesi dell’area Euro. Uno di questi riguarda le aliquote definite sull’Imposta sul Valore Aggiunto.

A questo oggi mi ha fatto ripensare una mia cliente, Anna, che è in procinto di avviare la vendita dei suoi prodotti di bigiotteria anche in due altri paesi dell’Europa, aprendo due negozi monomarca in Spagna e in Francia.
Oggi mi chiedeva come fare con l’IVA: deve applicare quella italiana o quella del paese di destinazione?

Come credo tutti sappiamo, la normativa a livello europeo vale per tutti allo stesso modo all’interno dell’Unione Europea ma in fatto di applicazione IVA risulta diversa da paese a paese in quanto ogni stato è libero di decidere autonomamente quale applicare. Generalmente l’IVA si paga su tutti i beni e servizi dall’inizio alla fine del processo produttivo, dal momento dell’acquisto delle componenti, all’assemblaggio fino alla spedizione al consumatore finale.

In Italia tre sono le aliquote maggiormente utilizzate – 22%, 10% e 4%, ma spesso negli altri Paesi si applicano percentuali diverse.

In Francia ad esempio c’è quella ordinaria pari al 20%, la ridotta al 10%, quella minima pari a 5,5 % e infine una speciale del valore di 2,1 %.

Un’altra particolarità di alcuni paesi UE è l’esistenza dell’aliquota zero applicata per alcuni tipi di  vendita. In questo caso, il consumatore non paga l’IVA anche se comunque le imprese mantengono il diritto a detrarla perché versata sugli acquisti connessi alla vendita.

Quando si addebita l’IVA? Essendo ciascun paese all’interno dell’UE soggetta a IVA, anche i beni diretti al consumatore finale saranno soggetti a imposizione IVA. Al contrario invece, questa imposta non è riconosciuta per le esportazioni di prodotti in paesi fuori dall’area euro.

Nel caso di Anna, in Francia e in Spagna, lei di fatto sarebbe stata una socia di capitali delle società costituite in questi due paesi. Pertanto alla vendita fatta alle due società, una spagnola e una francese, essendo diretta a soggetti con P. IVA, non si deve applicare l’imposta italiana, in quanto avrebbe seguito l’art. 41 per operazioni intracomunitarie.

Diverso sarebbe stato se essa avesse venduto a consumatori finali (francesi o spagnoli), perché in questo caso avrebbe dovuto applicare l’IVA italiana.

Le ho quindi chiesto di fornirmi in futuro i contatti dei colleghi francese e spagnolo, che si occuperanno della costituzione e della gestione delle società, così da accordarci per i rapporti fra queste società e l’impresa di Anna.

Anna sta crescendo molto. Una grande soddisfazione anche per me.
La frase del mio tea capita proprio in tema…..

”If you let yourself be successful, you shall be successful”.

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Diario di:
una Dott. Comm.
Roma:
13/02/2020
Hashtag:
#aliquote #iva #imposta #ue #unioneeuropea

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Le indicazioni che troverete in questo sito non possono essere considerate consulenze professionali, ma semplicemente la trattazione di una normativa o di un caso di studio specifico.

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